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Il Piemonte tiene, vuole reagire e lo fa. Le incertezze provocate dal terremoto del presidente degli Stati Uniti Trump sui mercati internazionali non hanno messo in crisi, come si temeva, le aziende piemontesi. Nel 2025 tre imprese su cinque del sistema confindustriale piemontese, circa il 40%, intrattengono rapporti abituali con l’estero. E’ quanto dalla seconda edizione del Rapporto sull’Internazionalizzazione di Confindustria Piemonte. Nonostante le turbolenze geopolitiche degli ultimi anni, infatti, il quadro rimane positivo nel complesso: di questo 60% di imprese con rapporti esteri, il 40% segnala un aumento dell’export, mentre un ulteriore 35,5% registra risultati stabili. Le performance migliori arrivano dai comparti alimentare (con il 63,6% delle imprese segnala una crescita), seguono quello chimico, trasporti e legno (50%). I principali mercati di riferimento restano Francia, Germania e Stati Uniti, seguiti da Spagna, Regno Unito, Svizzera e Polonia. Accanto ai partner tradizionali, cresce però l’attenzione verso i mercati extra-Ue: Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, India, Giappone, Canada e Cina mostrano dinamiche positive e rappresentano aree di crescente interesse strategico.
Secondo l’indagine, l’incertezza creata dai dazi ha finito paradossalmente per far crescere gli ordini, per aumentare gli stock. E, con i nuovi accordi costruiti dall’UE, le prospettive sembrano destinate a migliorare. Da un lato gli agricoltori sono preoccupati degli effetti del possibile accordo in discussione col Mercosur per quanto riguarda il mercato sudamericano, al centro delle polemiche per le possibili ricadute sull’agricoltura. Dall’altro gli industriali invece lo attendono con favore. E naturalmente salutano con ottimismo anche l’intesa appena siglata da Bruxelles con l’India.
Il 27 gennaio infatti Unione Europea e New Delhi hanno firmato un accordo di libero scambio storico, chiudendo due decenni di negoziati. L’intesa crea una delle più grandi zone di libero scambio al mondo, coprendo il 96% delle merci europee esportate verso l’India e riducendo drasticamente i dazi.