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Ci sono anche degli studenti torinesi nel gruppo di 200 giovani bloccato a Dubai dopo l’inizio del conflitto in Iran. "Non ho sentito i ragazzi ma sono in costante contatto con i genitori. Più passa il tempo più aumenta la preoccupazione, perché non è ancora chiaro quando e come torneranno in Italia". Sono le parole di Francesco Barberis, coordinatore didattico del liceo Sant’Anna di Torino. La scuola è frequentata da alcuni studenti torinesi che fanno proprio parte del gruppo di duecento ragazzi bloccati a Dubai dopo l’inizio del conflitto. "Quello che è sconcertante - dice Barberis all’ANSA - è che certe decisioni non possono prenderle i genitori, visto che logicamente non hanno conoscenza degli eventi internazionali in corso, come invece ha la Farnesina. Quindi non spetta a loro decidere: secondo me alla vicenda dovrebbe interessarsi anche il presidente della Repubblica. Va ricordato infatti - rimarca - che lo status di questi ragazzi minorenni, arrivati a Dubai per un progetto extrascolastico, è differente dai nostri connazionali che sono residenti a Dubai e ci lavorano". I liceali si trovano nella città degli Emirati Arabi per un’attività extrascolastica organizzata da Wsc Italia - World Student Connection Global Leaders, nell’ambito di un progetto di simulazione delle assemblee Onu.

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