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È iniziato a Torino l’esame dei testimoni nel processo che vede imputato Giovanni Zippo, 41 anni, guardia giurata, accusato di omicidio volontario, disastro colposo e lesioni personali. Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe provocato, la notte tra il 29 e il 30 giugno scorso, l’esplosione di una palazzina in via Nizza, nel quartiere Lingotto, causando la morte di Jacopo Peretti, 33 anni, che viveva nello stabile. Zippo, detenuto nel carcere Lorusso e Cutugno, era presente in aula accanto al suo legale. In aula anche i genitori di Peretti, alcuni condomini e proprietari di appartamenti. La procura è stata rappresentata dalla sostituta Chiara Canepa. Il primo a rispondere alle domande è stato il capo della squadra mobile della questura di Torino, Davide Corazzini, che ha ripercorso le fasi delle indagini a partire dal momento in cui è stato lanciato l’allarme. Secondo Corazzini gli esiti dell’esplosione "potevano essere anche più nefasti". Dalle indagini è emerso che Zippo avrebbe provocato l’esplosione per vendicarsi della sua ex compagna, che risiedeva nello stabile. Corazzini ha sottolineato come siano stati importanti, ai fini investigativi, diversi elementi: tra questi il fatto che l’imputato, rimasto ferito nel rogo, si fosse rivolto tre volte al Cto per le ustioni raccontando di essersi bruciato friggendo delle patatine nell’olio, circostanza che però, secondo gli inquirenti, non era compatibile con le ferite riportate. Tra gli elementi evidenziati anche il gps dell’auto di servizio della guardia giurata, che risultava disattivato per un’ora (dalle tre alle quattro della notte), operazione ritenuta possibile solo in modo volontario. Importanti per le indagini anche i sequestri e le perquisizioni effettuati nell’abitazione e nell’auto dell’imputato. Dopo Corazzini sono stati sentiti anche i vigili del fuoco, che hanno risposto alle domande dell’accusa, della difesa e delle parti civili. "La vittima è stata trovata da me scavando a mano nelle macerie - ha raccontato Maurizio Tonda, responsabile nucleo Usar, visionando le immagini -. Il corpo del povero Jacopo era su un materasso, in camera da letto. Era disteso su un fianco". "Speriamo di arrivare a una soluzione del caso, anche per noi proprietari degli immobili, una soluzione che consenta la ricostruzione e di poter ricominciare ad andare avanti". Queste le parole di Serafino Carli Ferrara, un amico di Jacopo Peretti a cui aveva affittato l’alloggio nella palazzina.
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