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Lo smog nelle città italiane diminuisce, ma non abbastanza da cambiare davvero rotta. Nel 2025 scendono a 13 i capoluoghi di provincia che hanno superato i limiti giornalieri di PM10 (con un massimo di 50 microgrammi per metro cubo per 35 giorni all’anno), contro i 25 del 2024. Si tratta di uno dei dati più positivi degli ultimi anni, ma che non deve far abbassare la guardia. E’ quanto si legge nell’ultimo report Malaria di Legambiente, relativo al 2025 sull’inquinamento atmosferico delle città italiane.
Palermo, dato inconsueto, è maglia nera, con 89 sforamenti. Seguono Milano, Napoli, Ragusa e Frosinone. E per la prima volta sul podio non c’è Torino, che è 11esima, nella parte più bassa della classifica con solo (si fa per dire) 39 giornate di sforamento. Quindi qualcosa è stato fatto, in termini di miglioramenti tecnologici su auto, impianti di riscaldamento, efficienza energetica degli edifici. Ma senza politiche strutturali a sostegno, lo smog diminuisce troppo lentamente, denuncia Legambiente. I centri urbani sono ancora soffocati dal traffico delle auto. Significativi i dati di Settimo T.se - centralina Vivaldi – che ha registrato 48 giorni di sforamento per PM10. ma anche alcune zone rurali circondate da campi agricoli dove i livelli di particolato si manifestano estesamente oltre i limiti previsti per il 2030. Ne è un esempio Cavallermaggiore nel cuneese con limiti superati sia per i giorni di sforamento per il PM10 (21), sia per la media annuale di PM10 (27 µg/mc).
E se da un lato Torino migliora sugli sforamenti delle polveri sottili, dall’altro è la città ultima in Italia per circolazione dell’aria. Con la scarsa ventilazione si favorisce l’accumulo di inquinanti e si rendono più intense ondate di calore e notti tropicali. Questi ultimi dati arrivano dall’Indice del clima 2026. , un primato negativo che condiziona fortemente il benessere ambientale sotto la Mole.

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