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A Torino il corteo del Primo Maggio si è concluso con momenti di forte tensione nel quartiere Vanchiglia. Al termine della manifestazione principale, lo spezzone antagonista, composto inizialmente da oltre mille persone, si è staccato da piazza Castello per dirigersi verso l’ex centro sociale Askatasuna, sgomberato lo scorso dicembre dopo trent’anni di occupazione.

In corso Regina Margherita i manifestanti hanno cercato di avvicinarsi all’edificio. Un gruppo è riuscito a raggiungere e aprire il cancello del giardino dell’ex centro sociale, ma all’interno ha trovato i reparti mobili della polizia, che sono intervenuti con cariche e lacrimogeni. Contro le forze dell’ordine sono state lanciate bottiglie di vetro e alcuni sassi. Alcune centinaia di autonomi, alcuni a volto coperto, sono poi rimaste nel quartiere, muovendosi nelle vie attorno alla palazzina e tentando più volte di raggiungerne il retro.

Durante il corteo, al microfono dello spezzone antagonista era stato rivendicato il ritorno verso l’ex Askatasuna: “Dal 18 dicembre c’è una ferita che sanguina. Il centro sociale Askatasuna è stato sgomberato. Di fronte a un’ingiustizia scegliamo da che parte stare, scegliamo di essere partigiani. Allora ora andiamo lì. Avanti tutta”. Fin dall’inizio, davanti allo striscione di apertura, era presente una fila di giovani con bastoni e aste di bandiera.

Da Volpedo, nell’Alessandrino, dove ha partecipato alle celebrazioni del Primo Maggio nel paese natale di Giuseppe Pellizza, autore del Quarto Stato, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha richiamato il valore civile e pacifico della giornata dei lavoratori. “Lo scenario internazionale ha bisogno di stabilità e di pace”, ha detto Cirio, sottolineando che il messaggio del Quarto Stato indica come “le conquiste e i risultati si possono ottenere anche senza la violenza e senza la guerra”. Un richiamo, ha aggiunto, alla possibilità di “avanzare con dignità, con determinazione, con forza ma ripudiando la violenza”.

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