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Tre anni di carcere per tre degli imputati, due anni e sei mesi per un quarto e due anni per il quinto. Sono le pene richieste dal pm Giorgio Nicola al termine della requisitoria nel processo per il crollo della gru avvenuto il 18 dicembre 2021 in via Genova, a Torino, dove persero la vita tre operai: Filippo Falotico, Roberto Peretto e Marco Pozzetti.

Il pubblico ministero ha chiesto la condanna di tutti e cinque gli imputati: Enrico Calabrese, Federico Fiammengo, Roberta Iandolino, Stefano Sprocatti e Mirzad Svraka. Le accuse, a seconda delle singole posizioni, sono di omicidio colposo e cooperazione in disastro colposo. La richiesta è di tre anni per Iandolino, Sprocatti e Calabrese, due anni e sei mesi per Svraka e due anni per Fiammengo.

Nel corso della requisitoria il pm ha escluso che il crollo possa essere ricondotto a una fatalità. Secondo l’accusa, alla base della tragedia ci sarebbe stata una sequenza di errori che avrebbero potuto essere individuati e prevenuti attraverso un’adeguata gestione della sicurezza.

Uno dei punti centrali dell’impianto accusatorio riguarda la valutazione dei rischi effettuata prima delle operazioni di montaggio della gru a torre. In particolare, il pm ha posto l’attenzione sull’autogrù impiegata nel cantiere, ritenendo che il mezzo non disponesse delle caratteristiche necessarie per svolgere quel tipo di intervento. Sotto esame anche le condizioni e i vincoli presenti nell’area del cantiere.

Per la Procura, le responsabilità sarebbero riconducibili a condotte omissive attribuite, con ruoli differenti, ai cinque imputati. Nel corso della requisitoria il pm ha sostenuto che ciascuno, secondo le proprie competenze, avrebbe omesso di adottare le misure necessarie a garantire la sicurezza delle operazioni.

Dopo l’intervento dell’accusa hanno preso la parola i legali delle parti civili. Il processo tornerà in aula il 20 ottobre, quando sono previste le discussioni dei responsabili civili e delle difese di Fiammengo e Iandolino. Il 30 ottobre sarà invece il turno degli altri legali. Al termine delle arringhe sarà fissata una nuova udienza per le eventuali repliche e quindi per la sentenza.

A margine dell’udienza è intervenuto anche Massimiliano Quirico, direttore di Sicurezza e Lavoro e parte civile nel procedimento. L’auspicio, ha sottolineato, è che la tragedia di via Genova possa rappresentare un momento di riflessione sulle responsabilità legate alla sicurezza nei cantieri e sulle conseguenze che errori e omissioni possono provocare non solo ai lavoratori, ma anche alle loro famiglie e alle persone che si trovano a transitare nelle vicinanze.

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