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Proseguono le indagini legate al caso del cadavere fatto a pezzi e trovato tra giovedì e venerdì notte in un appartamento a Torino. A parlare è la madre del 26enne. Il giovane è una delle tre persone fermate dalla polizia. A chiamare il 112, racconta la donna, "è stato lui stesso e non io come ho letto sui giornali". Il giovane però era molto agitato e le ha passato il telefono, ha raccontato ancora la donna. Quest’ultima, a quel punto, telefono in mano, ha detto al 112: "Venite qua, perché mio figlio ha fatto del male a qualcuno". Inizialmente il ventiseienne avrebbe parlato di una colluttazione per una rapina o furto. La sera di giovedì scorso, ha spiegato la donna al citofono, "mi ha detto dov’era, però non era all’indirizzo della persona poi trovata cadavere. Mi ha detto di andare in zona Rebaudengo e li ho trovati in piazza Rebaudengo e da lì l’ho pregato di chiamare la polizia". Il luogo è a Torino Nord, non molto distante dall’appartamento in cui poco dopo la polizia ha trovato l’uomo ucciso e fatto a pezzi. Oltre al 26enne, nei cui confronti l’ipotesi di reato è di omicidio e soppressione di cadavere, la polizia ha fermato anche una docente di 47 anni, originaria di Rieti, e una giovane di 22. Per entrambe l’ipotesi di reato è di favoreggiamento e concorso nella soppressione di cadavere. Per tutte e tre le persone fermate è attesa l’udienza di convalida.

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