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Proseguono le indagini sulla morte del 39enne fatto a pezzi e smembrato a Torino. Si sta cercando di fare chiarezza su cosa sia successo dopo. Prima un messaggio audio, poi le videochiamate. Dopo il decesso dell’uomo, il 26enne fermato, perchè accusato della sua morte, cerca più volte la sua ex compagna. È agitato, le dice che ormai è troppo tardi e che ha fatto un danno. Poi comincia a parlare di cemento da comprare e, in videochiamata, le mostra anche guanti e scotch. Sono i giorni che precedono il ritrovamento del corpo, fatto a pezzi nell’appartamento di via Gulli. Il 26enne è accusato della morte del 39enne, avvenuta dopo giorni passati a consumare droga di ogni tipo, nell’alloggio dove abitava la docente 47enne indagata, insieme alla 22enne, per favoreggiamento e concorso in occultamento di cadavere. Della professoressa il ventiseienne dirà alla madre: "Ero con Satana". È martedì quando il giovane invia un audio alla sua ex. Non le racconta quello che è successo, ma dalle parole traspare agitazione. Il giorno dopo i due si videochiamano. Lui appare in forte stato confusionale, parla del cemento e mostra guanti e nastro adesivo. Il giorno dopo, intorno alle 18, una nuova videochiamata. Questa volta lui è in un negozio e l’ex compagna lo vede comprare del cemento. Le dice che serve per aiutare un amico. Poi aggiunge: "Non mi fare pensare che mi vengono i conati di vomito". La conversazione si interrompe perché deve andare a pagare. Giovedì sera con la sua ex si incontrano in piazza Rebaudengo. C’è anche la madre del giovane. Il ventiseienne racconta della colluttazione con Colapietro e di quello che è successo dopo. Parla anche dei tentativi di far sparire il cadavere. Infine la chiamata al 112, la sua confessione, che porterà alla macabra scoperta. Agli investigatori racconterà di avere stretto al collo il 39enne fino a quando non ha perso conoscenza. Poi, secondo la sua ricostruzione, decidono di non chiamare i soccorsi. Il corpo viene spostato nella vasca da bagno. Si pensa prima a una valigia e di gettarlo in un fiume. Alla fine la scelta cade sul sezionamento del cadavere e sul tentativo di nasconderne i resti nel cemento. "Per riuscire a fare tutto, continuavamo a drogarci", dice ancora il 26enne. Le indagini proseguono. Nel frattempo la difesa della 22enne, indagata nell’inchiesta sulla morte di Colapietro, sta valutando se chiedere la sostituzione della misura cautelare oppure rivolgersi direttamente al tribunale del Riesame. Lo riferisce l’avvocato. È prevista per venerdì l’autopsia sui resti dell’uomo. L’esame autoptico dovrà determinare la causa del decesso.
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