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Quattro agenti della polizia penitenziaria sono rimasti intossicati a causa di un incendio divampato ieri pomeriggio, intorno alle 15.30, nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino. Le fiamme si sono sviluppate nella settima sezione del padiglione A, nel reparto Atsm, dopo che un detenuto avrebbe dato fuoco al materasso e ad altri effetti personali. L’episodio ha provocato una densa nube di fumo, rendendo necessario l’intervento degli agenti per domare il rogo e mettere in sicurezza le persone presenti.

I quattro poliziotti sono stati accompagnati al pronto soccorso dell’ospedale Maria Vittoria. Dopo le cure e gli accertamenti, sono stati tutti dimessi: per due la prognosi è di due giorni, mentre per gli altri due è di un giorno.

A riferire quanto accaduto è il sindacato Osapp, che solleva interrogativi sulle condizioni in cui il personale ha dovuto affrontare l’emergenza. Secondo la ricostruzione diffusa dall’organizzazione sindacale, gli agenti avrebbero spento le fiamme utilizzando secchi d’acqua riempiti sotto la doccia e trasportati a turno. Il personale, sempre secondo quanto denunciato, sarebbe stato privo delle necessarie maschere antincendio e la manichetta in dotazione non avrebbe erogato acqua. Su questi aspetti il sindacato chiede verifiche urgenti.

«Si è rischiata una strage, scongiurata grazie al coraggio e al senso del dovere del personale. Quattro agenti sono finiti in ospedale per intossicazione», dichiara il segretario generale dell’Osapp, Leo Beneduci. «Se sarà confermato che gli operatori hanno dovuto affrontare l’emergenza senza maschere antincendio e con una manichetta priva d’acqua, ci troveremmo di fronte a una situazione inaccettabile».

Il sindacato richiama inoltre il precedente drammatico del 1989, quando un incendio nella sezione femminile dello stesso istituto segnò tragicamente la storia del carcere torinese. Un riferimento che riporta al centro il tema della prevenzione e dell’efficienza delle dotazioni di sicurezza all’interno delle strutture penitenziarie.

«Non possiamo aspettare che si ripeta una tragedia prima di intervenire. La sicurezza non può essere affidata all’eroismo dei singoli», conclude Beneduci, sollecitando accertamenti sulle circostanze dell’incendio e sulle condizioni operative in cui gli agenti sono stati chiamati a intervenire.

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