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Sei persone sono state raggiunte da misure cautelari nell’ambito di un’indagine della guardia di finanza di Ivrea che ha portato alla luce una rete dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti, con ramificazioni fino a Torino. L’organizzazione, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, faceva capo a un uomo appartenente alla comunità sinti e coinvolgeva anche diversi suoi familiari, oltre a una rete di collaboratori incaricati di gestire la distribuzione della droga.
Le indagini, coordinate dalla procura di Ivrea, hanno consentito alle Fiamme Gialle di ricostruire numerose cessioni di stupefacenti. Due episodi si erano già conclusi con l’arresto in flagranza di altrettante persone. Secondo gli inquirenti, il gruppo organizzava il trasporto anche di quantitativi consistenti di droga, ricorrendo a persone incensurate per cercare di ridurre il rischio di controlli da parte delle forze dell’ordine.
L’attività investigativa ha permesso di delineare una struttura articolata, nella quale diversi soggetti coordinavano i corrieri incaricati di consegnare le sostanze ai consumatori. Per gestire i contatti con gli acquirenti, gli indagati avrebbero inoltre utilizzato un gruppo sull’applicazione di messaggistica Signal, che contava oltre mille iscritti. Una modalità che, secondo gli investigatori, avrebbe consentito di mantenere un maggiore livello di riservatezza nelle comunicazioni.
Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati complessivamente 116mila euro in contanti e circa quattro chili e mezzo di sostanze stupefacenti, tra marijuana, hashish, cocaina e metanfetamina. I finanzieri hanno inoltre trovato due armi da fuoco con le relative munizioni e una bomba carta.
Sulla base degli elementi raccolti, il giudice per le indagini preliminari di Ivrea ha disposto misure cautelari nei confronti di sei indagati. Quattro sono stati destinati alla custodia in carcere, mentre per gli altri due è stato stabilito l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.
L’inchiesta ha così ricostruito un sistema di distribuzione che, secondo l’ipotesi investigativa, operava su più livelli, dai responsabili dell’organizzazione ai corrieri impegnati nelle consegne, sfruttando anche canali di comunicazione digitali per coordinare l’attività di spaccio. Le responsabilità degli indagati dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento giudiziario.