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La Cassazione dispone un nuovo processo d’appello per il femminicidio di Silvia Arena, la donna di 73 anni uccisa dal marito Giovenale Aragno, oggi 76enne, nella loro abitazione di Venaria Reale, nel Torinese. I giudici della Suprema Corte hanno annullato con rinvio la condanna a 21 anni di carcere pronunciata nel gennaio 2026 dalla Corte d’assise d’appello di Torino, chiedendo a un nuovo collegio di valutare nuovamente la sussistenza dell’aggravante della crudeltà.

Il delitto risale al 7 agosto 2022. Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, Aragno, ex agente di commercio, colpì ripetutamente la moglie con un bastone da tende durante una lite scoppiata nell’appartamento in cui vivevano. All’origine del litigio ci sarebbero state divergenze sulla gestione del rapporto con una delle due figlie della coppia, affetta da diverse patologie.

La decisione della Cassazione non riguarda la ricostruzione materiale dell’omicidio, ma la necessità di approfondire un aspetto specifico della condanna: la compatibilità tra le condizioni psichiche dell’imputato e il riconoscimento dell’aggravante della crudeltà.

Nel corso del procedimento, infatti, Aragno era stato giudicato parzialmente incapace. Proprio questa condizione costituisce uno degli elementi centrali della questione sollevata dalla difesa, che ha chiesto di escludere l’aggravante. Secondo la tesi difensiva, occorre stabilire se le condizioni dell’uomo fossero compatibili con la piena consapevolezza richiesta per configurare una condotta caratterizzata da particolare crudeltà.

La valutazione sarà ora affidata a nuovi giudici della Corte d’assise d’appello, chiamati a riesaminare il punto alla luce dei principi indicati dalla Suprema Corte. L’aggravante, infatti, presuppone una componente di consapevolezza e volontà che dovrà essere valutata tenendo conto delle condizioni dell’imputato.

Il nuovo giudizio non cancella quanto già accertato nei precedenti gradi, ma riapre la discussione su un elemento che può incidere sulla qualificazione giuridica del fatto e sulla pena. Spetterà alla Corte d’appello stabilire se l’aggravante della crudeltà debba essere confermata oppure esclusa.

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