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L’Associazione cuneese case di riposo e domiciliarità chiede alla Regione Piemonte di aprire un confronto con le Asl, i Comuni interessati e i rappresentanti delle residenze per anziani per superare gli ostacoli normativi che impediscono alle Rsa di accogliere le salme di persone decedute sul territorio, ma non ospiti delle strutture.

La richiesta nasce dalle difficoltà che questa situazione determina soprattutto nei piccoli centri, dove le case di riposo rappresentano un punto di riferimento importante per la comunità e svolgono una funzione che va oltre l’assistenza agli anziani. La possibilità di disporre di uno spazio adeguato per accogliere temporaneamente un defunto, secondo l’associazione, costituisce infatti un servizio di prossimità dal significativo valore umano e sociale.

«Nei piccoli paesi le residenze per anziani sono parte integrante della comunità», sottolinea l’organizzazione, evidenziando come il venir meno di questa possibilità finisca per creare ulteriori difficoltà alle famiglie e alle amministrazioni locali. In assenza di strutture disponibili, infatti, diventa necessario individuare soluzioni alternative, che non sempre risultano facilmente accessibili.

Al centro della questione ci sono due leggi regionali che, secondo l’associazione, non consentono alle Rsa di mettere a disposizione i propri spazi per accogliere persone decedute al di fuori delle strutture. Una situazione che, soprattutto nei territori montani e nei piccoli Comuni, rischia di limitare la disponibilità di servizi essenziali per i cittadini in un momento particolarmente delicato.

Il problema era già stato portato all’attenzione della Regione attraverso una lettera sottoscritta da sei unioni montane della provincia di Cuneo. L’iniziativa era partita dal sindaco di Valdieri e presidente dell’Unione montana Alpi del Mare, Guido Giordana.

Ora l’associazione torna a sollecitare un intervento della Regione, proponendo l’apertura di un tavolo istituzionale che coinvolga tutti i soggetti interessati. L’obiettivo è individuare una soluzione condivisa che consenta di conciliare il rispetto delle norme con le esigenze concrete delle comunità locali, garantendo alle famiglie un servizio dignitoso e accessibile anche nei centri più piccoli.

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