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I reati contestati, a vario titolo, sono resistenza aggravata e lesioni a Pubblico Ufficiale, danneggiamento, travisamento, porto di oggetti atti all’offesa, rapina e tentato omicidio commessi in occasione della manifestazione nazionale per lo sgombero di Askatasuna del 31 gennaio. Per questi motivi la polizia della questura di Torino ha eseguito 16 misure cautelari. Il lavoro è stato condotto con l’aiuto degli uffici di altre città italiane. L’ordinanza prevede misure di custodia cautelare in carcere, arresti domiciliari, divieti di dimora e obblighi di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. Il 31 gennaio, oltre mille manifestanti, la maggior parte dei quali completamente irriconoscibili e vestiti di nero, prima hanno deviato il percorso prestabilito, poi si sono diretti verso il centro sociale di corso regina 47 attaccando le forze dell’ordine che difendevano l’edificio. Sono stati lanciati pietre, bottiglie, fuochi d’artificio e altri oggetti contundenti, creando anche barricate date alle fiamme per impedire l’avanzata dei contingenti. Alla fine si conteranno 103 agenti feriti. I manifestanti hanno anche incendiato un mezzo del Reparto Mobile, a bordo del quale c’era un agente, e aggredito con calci e colpi di martello un altro operatore dopo avergli tolto casco e scudo. Due degli indagati odierni rispondono proprio di questi ultimi episodi. Nel corso degli scontri di gennaio sono stati anche danneggiati numerosi negozi, condomini, auto, banche, arredi urbani e cassonetti. La manifestazione nazionale era arrivata dopo lo sgombero del 18 dicembre dello storico centro sociale, liberato dopo circa trent’anni di occupazione. Nell’ottobre scorso erano state eseguite 14 perquisizioni in diverse province italiane e la procura di Torino aveva notificato 19 decreti di fissazione dei interrogatori preventivi. Alcuni dei destinatari dei provvedimenti di queste ultime ore risiedono fuori dal capoluogo piemontese. Da parte degli autonomi torinesi la contestazione delle 16 misure cautelari. In una nota parlano di "un’ingiusta e criminale operazione repressiva" e accusano le istituzioni di voler criminalizzare il dissenso. Secondo gli autonomi l’inchiesta punta a "criminalizzare poche persone per un corteo di più di 50mila". La nota contesta anche la ricostruzione investigativa degli scontri, sostenendo che "viene sposata una lettura della manifestazione che non tiene conto della spontaneità della rabbia di quella giornata e cerca di rinchiuderla tutta nel solito teorema di ’un’oscura premeditazione’, arrivando a disporre i domiciliari anche per chi è accusato solo di essere stato presente vicino o sopra il furgone del corteo". La nota conclude con l’annuncio di iniziative per aiutare chi è coinvolto nell’inchiesta, anche per affrontare le spese legali.

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