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La vittoria sul Sassuolo è stata importante non solo per i tre punti, quanto mai preziosi in chiave Champions, ma anche come un indicatore tattico per la seconda parte della stagione. La Juventus ha mostrato più maturità, una maggior autonomia nella gestione del gioco e quella capacità di occupare gli spazi che nelle ultime settimane era mancata. Il successo del Mapei Stadium va letto anche in questa chiave, che potrebbe fornire utili indicazioni. Adesso cosa può cambiare per David, Openda e per lo stesso Spalletti? La vera svolta è stata nel lavoro tra le linee, e David ha interpretato il ruolo di punta con un approccio più preciso e mirato, mentre Openda è stato più efficace in avanti e più aggressivo nel pressing. La Juventus cambia pelle durante la partita. Un’altra nota tecnica è la flessibilità e i diversi assetti tattici in gara, dal 4-3-3 in fase di possesso al 4-2-3-1 in rifinitura fino al 4-4-2 in non possesso: quindi, non un unico modulo ma un sistema intercambiabile. Ecco perché la partita di Reggio Emilia può essere uno spartiacque per diversi aspetti tecnici. E adesso la vera sfida resta la continuità. I bianconeri, ovviamente, non hanno improvvisamente risolto tutti i loro problemi, ma hanno dato una risposta che va oltre il risultato: hanno scelto di fare squadra, dentro e fuori dal campo. Luciano Spalletti ha capito una cosa che spesso sfugge nel calcio: non si allena solo la tattica, si allena la tenuta emotiva. In primis ha difeso David, lo ha rimesso in campo dandogli fiducia. E lui ha riposto. Spalletti non ha un titolare fisso, e forse non lo vuole nemmeno. David e Openda rappresentano due modi diversi di interpretare l’attacco, utili entrambi. Quindi, la notte del Mapei Stadium non è un traguardo, ma un bivio, un nuovo inizio.E la Juventus, per la prima volta dopo settimane complicate, sembra aver scelto la strada giusta: quella che si percorre insieme. 

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