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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 16 mesi di reclusione e al pagamento di 10mila euro di multa nei confronti del titolare di un Punto Vendita Ricariche di Torino, riconosciuto responsabile di raccolta abusiva di scommesse.
Secondo quanto emerso dalle indagini, il gestore aveva reso disponibile ai clienti un conto di gioco intestato a una dipendente, permettendo così la raccolta di scommesse su piattaforme estere senza le necessarie autorizzazioni. La Corte d’Appello di Torino aveva già confermato la responsabilità penale dell’imputato, pur riducendo la pena rispetto al primo grado.
Nel ricorso presentato in Cassazione, la difesa aveva sostenuto che il titolare fosse legittimato da un contratto di promozione di giochi a distanza e che l’apertura di conti personali autorizzati rendesse lecite le operazioni. La Suprema Corte ha però precisato che tali circostanze non autorizzano la gestione di conti intestati a terzi né lo svolgimento di attività di intermediazione tra clienti e piattaforme straniere.
Con il rigetto definitivo del ricorso, la Cassazione ha confermato sia la pena detentiva sia la sanzione pecuniaria, ribadendo che i gestori di punti vendita fisici che operano come intermediari non autorizzati sono penalmente responsabili del reato di raccolta abusiva di scommesse.