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Violenze ai cortei pro pal. "I fatti del 3 ottobre hanno evidenziato un’azione criminosa di rara intensità", a parlare sono gli inquirenti dell’inchiesta sui disordini culminati con l’assalto alla Prefettura, alla stazione ferroviaria di Porta Susa e con i danneggiamenti in centro città, che ha portato appunto all’applicazione di misure cautelari nei confronti di cinque minorenni e tre maggiorenni. Il giudice per le indagini preliminari parla di un quadro di "allarmante spregiudicatezza criminale, connotato dalla totale assenza di freni inibitori e da un sistematico disprezzo per le norme fondamentali della convivenza civile". A dirigere il gruppo durante l’assalto alla Prefettura, in piazza Castello, sarebbe stato uno dei maggiorenni. Dalle indagini della Digos, coordinati dalla Procura, emerge che il gruppo avrebbe utilizzato come copertura gli altri facinorosi presenti nel corteo, consentendo in particolare a Porta Susa che chi si trovava alle loro spalle potesse lanciare bottiglie e pietre contro le forze dell’ordine. Tre dei minorenni sono inoltre accusati anche di una rapina, avvenuta una decina di giorni dopo i disordini, in un parco fuori Torino: in quell’occasione vennero rubati un borsello, un paio di auricolari e 40 euro a coetanei, uno dei quali finì in ospedale con la frattura dell’orbita. Secondo gli inquirenti, la violenza da parte degli indagati non sarebbe stata solo ostentata sui social, attraverso immagini che li ritraggono con armi e bastoni, ma veniva messa in pratica concretamente nelle strade, senza interessi di natura politica. Gli indagati non avrebbero infatti avuto contatti con gli ambienti antagonisti e sarebbero risultati svincolati da un loro controllo durante i fatti in piazza.
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