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In Piemonte continuano a nascere sempre meno nuove imprese, ma piccola nota positiva, nel 2025 sono calate le cessazioni di attività. E’ così tornato positivo il bilancio demografico delle aziende piemontesi in base ai dati del Registro imprese delle Camere di commercio, diffusi da Unioncamere. Un consolidamento sostenuto dai settori legati agli altri servizi, al turismo e alle costruzioni, facendo registrare un tasso di variazione della propria base imprenditoriale pari, rispettivamente, al +1,96%, +0,54% e +0,23%.
Ma veniamo ai numeri. Nel corso del 2025 sono nate in Piemonte 22.782 aziende, 104 in meno rispetto a quanto rilevato per il 2024 (-0,5%). Nello stesso periodo, sono state 21.548 le imprese che hanno cessato la propria attività, 1.720 in meno rispetto al 2024 (-7,4%). La sintesi tra questi due dati conduce a un saldo positivo per 1.234 unità.
“Il ritorno al segno positivo dimostra la resilienza del Piemonte che rialza la testa dopo la flessione del 2024. Sebbene la crescita sia meno intensa della media nazionale, il forte consolidamento delle società di capitale testimonia un sistema produttivo regionale che punta su strutture più solide per affrontare le sfide del mercato”, spiega Gian Paolo Coscia, Presidente Unioncamere Piemonte. Che conclude: “Resta però prioritario sostenere i settori in affanno e ridurre il divario tra i territori più dinamici e le province in sofferenza”.
C’è poi il capitolo turismo che si dimostra ancora una volta come uno dei settori trainanti per il Piemonte e per questo va ulteriormente sostenuto e valorizzato. “Una crescita di oltre mezzo punto percentuale in una situazione non facile dal punto di vista dell’economia e dei consumi – commenta Giancarlo Banchieri presidente di Confesercenti Piemonte – dimostra che le attività del turismo e dell’accoglienza di Torino e del Piemonte rappresentano un elemento di imprescindibile per le sorti dell’economia locale, anche sotto il profilo occupazionale, laddove in altri settori persistono le difficoltà"
Problemi che si notano nel commercio, ancora una volta caratterizzato dal segno negativo (-1,13%, con il rischio che le città vengano ulteriormente impoverite del loro tessuto di negozi e mercati che svolgono un ruolo non solo economico ma a che di socialità e sicurezza“.

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