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Quando c’è il lavoro mancano i lavoratori. I dati lasciano poco spazio alla fantasia: in Italia nel 2017 le assunzioni andate a vuoto per assenza di candidati erano state poco meno di 400 mila, pari al 9,7% del totale previsto; nel 2025 sono state oltre 1 milione e 750 mila, raggiungendo il 30%. Lo scarto tra domanda e offerta si riflette nei numeri del sistema informativo Excelsior di Unioncamere, rielaborati dalla Cgia di Mestre. Il Piemonte è settimo, con 108.472 occasioni di lavoro perse a fronte delle 335mila totali. Una difficoltà dunque nel trovare candidati che vede la nostra regione sopra la media, con il 32% dei casi e la provincia di Alessandria e quella di Cuneo quelle in maggiore sofferenza. Su questo divario sempre più evidente evidente tra domanda e offerta di lavoro - spiegano i ricercatori della Cgia - pesano diversi fattori: sociali, economici, demografici.
Quando un’offerta propone salari bassi, orari pesanti o poche prospettive, spesso oggi i candidati preferiscono rinunciare ancora prima del colloquio. Ma c’è poi anche un problema demografico: i giovani sono numericamente meno rispetto al passato. Di conseguenza, in molti settori sono diventati una risorsa difficile da reperire. Non per ultimo c’è un ritardo del sistema scolastico ad adeguarsi ai cambiamenti di mercato: tante imprese cercano figure tecniche o specializzate che la scuola non riesce più a formare in quantità sufficiente.
E se per il calo demografico poco si può fare, per gli altri problemi le soluzioni ci potrebbero essere. «Per avvicinare domanda e offerta di lavoro è necessario costruire un rapporto più diretto tra scuola, formazione e mondo produttivo. Servono stage di qualità, apprendistati ben retribuiti e percorsi di orientamento che facciano conoscere concretamente professioni, mestieri e possibilità di carriera.